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Un dramma dell'assurdo - Lettera aperta al Ministro Orlando

Caro Ministro Orlando,

per prima cosa, grazie per il tempo che vorrà dedicare alla lettura di queste poche righe. Leggendo Le sembrerà di leggere una trama degna di Ionesco, un dramma dell’assurdo che non ha precedenti in Italia.

Siamo lavoratori e lavoratrici impegnati su tutto il territorio nazionale, che tra pochi giorni resteranno senza lavoro, perché il nostro contratto scadrà il 30/04/2022.

Siamo Navigator.

Come probabilmente Le è già noto, siamo stati contrattualizzati nel luglio 2019 da ANPAL Servizi S.p.A, società che opera sotto il controllo del MEF e la vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Nel 2019 abbiamo iniziato in quasi 3000, oggi siamo circa 2000.

Il nostro contratto ha già avuto due proroghe perché il nostro lavoro non si è esaurito con l’esaurirsi della misura per cui è stato pensato: il Reddito di cittadinanza infatti è ancora una misura legata alle politiche attive del lavoro e anche questa mattina nei centri per l’impiego di tutta Italia, sono stati necessari i nostri servizi.

Per tentare di risolvere la nostra precaria situazione, la strada che è stata da molti indicata come teoricamente percorribile, in questi mesi, quella del nostro inserimento nell’organico delle Regioni, si è dimostrata impraticabile.

Le Regioni, infatti, non sono intenzionate e soprattutto non assumono personale che non abbiano selezionato loro stesse. Pur avendo noi già superato una durissima selezione di evidenza pubblica a carattere nazionale, più seria e impegnativa di quelle che oggi si devono superare per ottenere un lavoro a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione, non possiamo essere assunti direttamente dalle Regioni. Chi ci invita a presentarci al concorso regionale, dimentico che noi un concorso lo abbiamo già affrontato e vinto, dimentico di quanto un concorso pubblico sia costoso per lo Stato o per le Regioni (che importa, è sempre il cittadino che paga!) non può che essere spinto da superficiale faciloneria.

Quali sono allora le possibili soluzioni per noi?

Ad oggi riteniamo che ne restino due. La via maestra, quella che noi riteniamo la più logica, quella che dà maggiori garanzie a noi lavoratori e maggior coerenza al servizio pubblico a cui siamo preposti, è l’assunzione in via definitiva in Anpal Servizi Spa.

Il nostro inserimento nell’organico di Anpal Servizi è la naturale prosecuzione di quanto da noi fatto in questi mesi e garantisce un Livello Essenziale delle Prestazioni nei servizi per l’impiego omogeneo su tutto il territorio nazionale, così come previsto dalla nostra Costituzione. Questa, tra l’altro, è una soluzione facilmente attuabile, se c’è la volontà politica favorevole alla nostra partecipazione al programma GOL. GOL: Garanzia di Occupabilità Dei Lavoratori che la stessa Anpal definisce di importanza strategica, uno dei pilastri del PNRR e per il quale sono stati stanziati oltre 5 miliardi di euro.

La nostra inclusione nel programma GOL, oltre ad essere una soluzione per noi, farebbe sì che il programma non si trasformi in carta straccia. Infatti, immaginare di attuare GOL senza il nostro supporto, in particolare nelle Regioni del Sud, dove la nostra presenza è la più corposa, dove saranno stanziati i più cospicui fondi e dove i centri per l’impiego soffrono per una strutturale carenza di personale, pensare di riuscire con il solo supporto delle esigue forze già presenti sul territorio, senza i Navigator, è un fallimento annunciato. Come si può garantire l’occupabilità dei lavoratori, se contemporaneamente si mandano via i tecnici delle politiche attive del lavoro, gli unici che in molte regioni si sono occupati di orientamento negli ultimi tre anni? La garanzia di occupabilità si dà buttando tutto alle ortiche e iniziando da capo?

Pertanto la soluzione di continuare in Anpal Servizi sarebbe per noi la migliore possibile, efficace e facilmente attuabile se soltanto ci fosse la “volontà” politica.

La seconda soluzione, che dopo la nostra manifestazione del 18 novembre scorso sembrava di così semplice realizzabilità da darci l’idea di essere giunti ad un passo dal traguardo, è oggi svanita nel nulla nel totale disinteresse della politica per le nostre sorti e, cosa ben più grave, nel totale disinteresse per la buona riuscita del PNRR con riferimento alle politiche attive del lavoro. Parliamo della nostra continuità occupazionale all’interno delle Regioni tramite il reclutamento attraverso il portale INPA.

A questo proposito, il Ministro della Funzione pubblica Brunetta, dopo la nostra manifestazione del 18 novembre scorso ha rilasciato un’intervista che ha avuto larga diffusione sul web, in cui ha detto a proposito del nostro futuro, testuali parole: “…se il dossier capiterà sul mio tavolo, lo tratterò ben volentieri.” Il futuro di 2000 lavoratori, allora eravamo 2400, e di altrettante famiglie, il successo dell’attuazione del PNRR, nell’ambito delle politiche attive del lavoro, legato all’eventualità che un incartamento transiti o meno su una scrivania! Ci siamo illusi, abbiamo atteso, dopodiché il nulla.

Ma aldilà dell’incomprensibile naufragio di questa soluzione, il nostro reclutamento tramite la piattaforma INPA poggia su una frammentazione regionale che lo rende un’insidiosa soluzione per noi se lasciata totalmente alla discrezionalità delle Regioni. Potrebbe essere un’ottima soluzione se coordinata dal Governo per garantirne l’uniformità su tutto il territorio nazionale.

L’esempio emblematico di quel che è successo in Val D’Aosta, dove già due colleghi sono rimasti a casa a dicembre per la mancata proroga di quattro mesi, proroga che è stata invece concessa nelle rimanenti regioni, mostra chiaramente la vulnerabilità di questo approccio.

Caro Ministro, le scriviamo per chiedere il suo sostegno.

Le chiediamo di sostenerci con determinazione, la determinazione che nasce dalla certezza di sostenere una giusta causa.

Una soluzione positiva per noi rappresenterebbe, infatti, una vittoria che può essere letta a più livelli: una vittoria per noi lavoratori, che siamo passati attraverso una gogna mediatica, ingiustificata, vergognosa e senza precedenti e che nonostante tutto abbiamo continuato a lavorare con impegno, credendo nel nostro lavoro, dando un contributo a chi ha creduto in noi.

Abbiamo risposto alle ignobili calunnie che ci sono state rivolte con i fatti, come certificato a settembre 2021 dalla Corte dei Conti (delibera 16/2021 della Corte dei Conti) e, tramite l’Associazione Nazionale Navigator, facendo sentire la nostra voce con dignitosa pacatezza, portandola fino al Senato della Repubblica, attraverso le storie autobiografiche che abbiamo raccontato nella raccolta “Navigator a Vista”, storie piene di umanità e di speranza.

Ci siamo guadagnati il consenso da parte della totalità o quasi delle forze politiche che finalmente ci hanno perdonato di essere incolpevole espressione di un disegno di legge del Movimento 5 stelle.

Una soluzione positiva per noi sarebbe, su un piano più ampio, un vittoria per i nostri beneficiari, le persone che quotidianamente incontriamo al Centro per l’impiego e che vedono in noi una speranza, flebile, ma pur sempre una speranza di risollevarsi dalle loro condizioni di emarginazione lavorativa e, di conseguenza, sociale.

Una soluzione positiva per noi sarebbe su un piano ancor più ampio una vittoria per tutti i lavoratori precari del nostro paese, perché se il Ministero del Lavoro può permettersi di trattare chi lavora per lui in modo così discutibile con quale credibilità può intervenire e promettere soluzioni alle situazioni di precariato sempre più mortificanti, che ormai dilagano nel nostro paese!

Una soluzione positiva per noi sarebbe, infine, la vittoria del buon senso sull’irrazionalità, buon senso indispensabile in un momento storico come questo in cui, mentre una pioggia di dispendiosi e fallimentari concorsi pubblici imperversa per la disperata ricerca di personale qualificato da impiegare per l’attuazione del PNRR, si decide, o peggio non si ha il coraggio di non disperdere un gruppo preparato, coeso, formato a spese dello Stato già attivo e al servizio della collettività.

È la prima volta nella storia che si mandano a casa dei lavoratori non perché non ci siano le risorse, ma perché non si sa come utilizzarle.

Carissimo Ministro Orlando, alla luce di tutte queste considerazioni, non può non apparirLe evidente che lasciare a casa 2000 lavoratori non solo creerebbe un terribile danno sociale, ma significherebbe anche disperdere le nostre competenze, acquisite in anni di studio e in 33 mesi di lavoro, e significherebbe, quindi, assumersi la responsabilità della difficile realizzabilità della Missione Inclusione e coesione del PNRR e del conseguente immane danno erariale.

Nel ringraziarla se vorrà riflettere su questa assurda situazione, Le porgiamo distinti saluti.

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