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Reddito di cittadinanza: perché è necessario riformare le politiche attive del lavoro

Aggiornamento: 1 nov 2021

"Prima si dovrebbe riformare il meccanismo delle politiche attive".


Francesco Rotondi professore di Diritto del Lavoro all'Università LIUC di Castellanza, tocca diversi punti nevralgici del Reddito di Cittadinanza, fornendo altrettanti spunti di riflessione in merito ai quali vorrei esprimere alcune considerazioni. (LEGGI ARTICOLO QUI).


E' necessaria una puntualizzazione. Nell'articolo per due volte si afferma che il Reddito di Cittadinanza è una conseguenza delle politiche attive. In realtà, nelle intenzioni del Legislatore, il RDC è il presupposto delle politiche attive, pensato come misura finalizzata ad offrire ai singoli e alle famiglie le condizioni per poter attendere ad attività propedeutiche alla ricollocazione. Di conseguenza e coerentemente al suo pensiero, l'autore sostiene la priorità della riforma delle politiche attive allo scopo di rendere efficiente il meccanismo del RDC e soltanto in un secondo tempo occuparsi della rimodulazione del sussidio.

ERRORE CONCETTUALE SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Alla base di questo ragionamento, a mio avviso, c'è un grande errore concettuale, che travisa la natura stessa del Reddito di Cittadinanza quale strumento di politica attiva del lavoro. Il Reddito di Cittadinanza, come non manco di dire quotidianamente ai miei utenti, non è un ammortizzatore sociale ma una misura di politica attiva finalizzata all'attivazione dei singoli e dei nuclei familiari in un percorso di inclusione sociale e professionale. Si distingue dal mero sostegno assistenzialistico, che ancora non è stato istituito, ma è oggetto di discussione come strumento di contrasto alla povertà da offrire a tutti coloro che, per i motivi più diversi, non sono occupabili, una sorta di reddito di base comunque lo si voglia definire.

E' da distinguersi però anche da quell'altra forma di reddito che nell'attuale mercato del lavoro sta diventando una necessità sociale. Le trasformazioni che stanno incidendo sul tessuto economico del Paese con i processi di innovazione ecologica e digitale hanno radicalmente modificato la struttura del mercato del lavoro ed il rapporto del lavoratore con il datore del lavoro.

LA TRASFORMAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La trasformazione della Pubblica Amministrazione iniziata negli anni'90, e improntata ad un modello privatistico competitivo e di conseguenza maggiormente efficiente, ha assimilato forme contrattualistiche flessibili di nuova generazione che pur consentendo ai lavoratori di incrementare il loro bagaglio esperienziale non assicurano stabilità e continuità lavorativa.

RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE

La necessità di riqualificazione professionale conseguente alle crisi aziendali, che ha caratterizzato gli ultimi decenni della storia industriale italiana, ha dato l'avvio ad un processo di transizione da un lavoro ad un altro che comporta diversi cambiamenti durante la vita professionale del lavoratore. E' sorta così la necessità di un sostegno al reddito, un reddito minimo da garantire ai lavoratori durante le fasi di transizione da un'occupazione ad un'altra. Il Reddito di Cittadinanza come misura di politica passiva del lavoro può essere considerato anche conseguenza sì, ma della mancata realizzazione delle politiche attive, del fallimento di un progetto soffocato sul nascere, all'inizio dell'anno passato, con l'emergenza sanitaria conseguente alla pandemia da Covid 19. Si rende quindi necessario accompagnare alla creazione di una catena di valore nel mercato del lavoro un sistema che assicuri continuità reddituale e garanzia di parità di trattamento tra i lavoratori del settore pubblico e del privato.

LA FALSA RETORICA SUL REDDITO DI CITTADINANZA

La retorica dell'effetto distorsivo che il Reddito di Cittadinanza avrebbe ingenerato nel mercato del lavoro, in particolar modo nei confronti del lavoro stagionale e di lavoratori con basse qualifiche, disincentivando l'accettazione delle offerte di lavoro, è superabile alla luce della considerazione che l'applicazione del meccanismo della condizionalità comporta la decadenza dal Reddito di Cittadinanza in caso di rifiuto di un'offerta congrua. Inoltre l'auspicabile previsione della cumulabilità del Reddito di Cittadinanza con la retribuzione, oltre a costituire un incentivo all'assunzione da parte delle imprese, riducendone i costi, sortirebbe anche l'effetto di contrastare il lavoro nero, permettendo ai lavoratori di costruire il loro futuro.

REVISIONE DELLA MISURA

E' auspicabile che nella rimodulazione del Reddito di Cittadinanza la revisione di alcuni meccanismi che regolano il calcolo degli importi, tra i quali la scala di equivalenza che attualmente penalizza le famiglie numerose e i requisiti della residenza per l'accesso alla misura da parte degli stranieri, procedano parallelamente alla ristrutturazione delle politiche attive del lavoro in nome di un affidamento della governance ai Centri per l'Impiego e all'attribuzione di poteri direzionali agli organismi territoriali nell'ambito della collaborazione e del deferimento di alcune funzioni e servizi alle Agenzie per il lavoro. Si attende dal Ministero una ridefinizione di ruoli e competenze, attribuiti in parte ai Centri per l'Impiego in via esclusiva, in parte in collaborazione con il settore privato, che ponga le condizioni per una gestione efficiente ed efficace delle politiche del lavoro.

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