Professione Navigator: alcune riflessioni

Finché non inizieremo noi a proporre un’analisi del nostro ruolo dovremo limitarci a leggere quanto gli altri scrivono sulla nostra figura, con relativi pareri e conclusioni.

Ipotizzo che tra noi tutti si condivida il pensiero che l’attuale situazione richieda una decisa accelerazione nella operatività della nostra associazione, salvo il caso di qualcuno che voglia continuare a riporre fiducia nelle capacità salvifiche dei Sindacati nei confronti della nostra categoria, anche ora ed al di là della loro stessa ammissione che col Ministero competente non si è mai neppure aperto un dialogo su questo tema oppure egli voglia ripiegare, come atto di fede, le proprie speranze nelle parole spese (la famosa-fumosa promessa di stabilizzazione dei Navigator) dal Ministro in carica all’atto del nostro insediamento, ma che ora vediamo riciclato in un altro dicastero.

Giada Lucia Macrì, nella sua analisi "La istituzione della figura del navigator a supporto dell’attuazione del reddito di cittadinanza" (ADAPT Labour Studies e-BookQuesta) pone in evidenza il contrasto tra quello che avrebbe dovuto essere il ruolo del Navigator e ciò che invece, sulla base delle convenzioni stipulate con le Regioni, è stato e che per semplicità potremo definire come di mero “tappabuchi” e di supporto amministrativo agli operatori dei CPI.

ANALISI DELLA SITUAZIONE.

Allo stato delle cose non è possibile definire neppure all’interno di una medesima Regione il ruolo e le procedure nelle quali il singolo navigator è stato coinvolto, perché il più delle volte l’operatività è dipesa dalle scelte individuali del coordinatore del CPI. A questo si aggiunga che non ci vengono fornite rassicurazioni sulla certificazione delle competenze acquisite in questo lavoro. Se poi andiamo a vedere atti formali e dichiarazioni pubbliche - che ci riguardano - dei vertici nazionali il quadro non migliora di certo.

Il Ministro del Lavoro, nonostante opinioni - all'interno non solo dell’attuale maggioranza parlamentare ma anche dello stesso Governo - sulla necessità di riformare la misura RdC, dichiara che la normativa va bene così e di fatto l’unica modifica che ha apportato è quella di aver fatto sparire la nostra figura professionale. Il punto su cui ella batte è il potenziamento del CPI in uno schema che veda il Ministero a dirigere il sistema - ed elargire i fondi - e le Regioni ad attuarlo; così che tutte le colpe sulle eventuali carenze e sulle disfunzioni nella erogazione dei servizi per il lavoro ricadano su chi è per legge deputato ad assicurare tali servizi.

Mi pare comprensibile la sua fretta a perfezionare questo schema il prima possibile; pertanto il suo tergiversare sul nostro futuro (ricorderete l’interrogazione parlamentare della senatrice leghista Nisini) lo possiamo imputare alla necessità di verificare le tempistiche di realizzazione ed implementazione di questo sistema; a mio avviso l’unico punto interrogativo sta nella calendarizzazione delle operazioni ed in questo quadro si apre l’ipotesi di una nostra proroga fino al 31/12/2021. Non voglio dire che senza proroga saremo abbandonati e torneremo a fare quello che facevamo prima di questa assunzione, ma arriverà il giorno in cui Lei inviterà le Regioni ad assorbire nell’organico dei CPI i Navigator con la motivazione che i fondi per farlo ci sono; in quelle Regioni (potenzialmente tutte) che si rifiuteranno di farlo ci sarà il salvagente delle ApL - che si ritroverebbero manovalanza formata da assumere con degli incentivi ad hoc concordati col governo, come segno di gratitudine per la loro compassionevole mano tesa - chiamate a gestire un corposo numero di AdR. Ovviamente quest’ultima soluzione è quella meno auspicabile per Noi, non conoscendo il livello di inquadramento che ci verrebbe riconosciuto ed essendo un mercato, quello delle ApL, che crescerà si ora a dismisura ma che prevedibilmente si sgonfierà progressivamente con tanti di noi che si ritroveranno senza lavoro. Ricordo che in sede di Kick Off regionale a Cagliari, al Presidente Parisi gli fu già posta la domanda sulla nostra stabilizzazione, lui rispose che da questa esperienza avremo acquisito le competenze da spendere sul mercato. Il Presidente campano De Luca giustificò la sua renitenza ad accogliere i Navigator con il non voler essere poi tirato per la giacca al fine di rispondere alle inevitabili richieste di stabilizzazione degli stessi.

Del quadro che va a delinearsi, ovvero il potenziamento dei CPI ed il finanziamento delle ApL, ovviamente i sindacati sono edotti e per loro va senz’altro bene così, in un’ottica di ampliamento di due campi dove possono ambire ad una maggiore rappresentanza sindacale. L’iscrizione ai sindacati per un lavoratore ha sempre senso, per noi Navigator (in seno ad Anpal Servizi) certamente meno e tantomeno motivandola col sostegno alla nostra battaglia per il rinnovo contrattuale in A.S., ma piuttosto (in riferimento sempre alla continuità del nostro lavoro) potrebbe essere utile - ma forse non necessario - nell’ipotesi di un ricorso giudiziario per l’assunzione in seno alle agenzie regionali per il lavoro. Questo in considerazione del fatto che tutta l’operazione "Navigator” in definitiva era volta - oltre allo scopo principale, che ha permesso di essere accolti dalla Regioni nei CPI, ovvero quello di avere un chiaro soggetto sul quale scaricare tutte le colpe delle inefficienze di un sistema mai implementato - a mascherare la realtà di operatori necessari e dediti allo svolgimento di pratiche amministrative tipiche degli operatori CPI (in sotto-numero in tutta Italia) con la finzione di collaboratori di una SpA impegnati a ricoprire una nuova professione, salvo poi (dietro forti pressioni su A.S. da parte del Ministro competente) essere coinvolti nel progetto MOO. Ma questa linea d’azione tramite ricorso potrebbe richiedere parecchi anni per giungere ad una definizione giudiziaria e comunque sancirebbe la fine della nostra categoria, in contrasto con gli obiettivi della nostra associazione che mira all’affermazione di una nuova professione.

Io mi chiedo, al netto di colleghi indifferenti e passivi che certamente ci sono tra le nostre fila, se non sia il caso di incrementare gli sforzi per avvicinare ad A.N.NA quanti si stanno comunque attivando singolarmente e/o in maniera disorganizzata per sensibilizzare e fare pressioni sul futuro del lavoro dei Navigator. In occasione di polemiche per me inaccettabili mosse verso la nostra associazione e sollevate all’interno di un gruppo Facebook a Noi noto, io ho percepito l’esigenza di molti colleghi di una presa di posizione chiara e forte da parte di chi la rappresenta, che però è mancata; non si può liquidare il problema in maniera passiva basandosi sul fatto che bisogna accettare che quando si fa qualcosa c’è sempre qualcuno che ti va contro. Hanno dipinto questa iniziativa, seppure aperta a tutti i colleghi, come una combriccola portatrice di chissà quali segreti; certi colleghi - quando è stato chiesto al Presidente Parisi un incontro di presentazione della neocostituita associazione - si sono affrettati ad informarlo che l’associazione parlava a nome di un ristrettissimo gruppo di persone. Allo stato attuale questa contrapposizione (che a detta di qualcuno nasce da contrapposizioni personali) rischia di minare qualsiasi nostro sforzo nonostante questa associazione rappresenti l’unica nostra entità che possa in autonomia interagire con gli organi di informazione e le istituzioni; lo stesso Parisi ha premesso che innanzitutto occorreva conseguire un certo grado di rappresentatività. Trovo irragionevole che l’Associazione dei Navigator debba chiedere il permesso ai sindacati di poter esistere o che debba poi render conto a chi non vi abbia voluto prender parte; queste cose ritengo vadano puntualizzate. Quando dei colleghi si son fatti le loro belle riunioni sindacali e le loro affermazioni sono poi trapelate sui giornali con effetti tutt'altro che favorevoli sulla nostra intera categoria, io non sono andato a chiedere in quanti fossero e a che titolo parlassero perché quello che stavano facendo non solo è previsto ma anche tutelato dalla legge, ma questo deve valere anche per Noi.

Tornando alla contrapposizione verso chi mina il nostro futuro professionale dobbiamo innanzitutto fare una valutazione delle nostre forze; siamo quasi 3 mila lavoratori appesi allo stesso destino ed è tanta roba, ma anche se riuscissimo ad operare come un unico corpo non siamo dotati del colpo del k.o., quello risolutore nei confronti di chi si contrappone al nostro obiettivo professionale. Dobbiamo dunque agire come quel pugile che per caratteristiche viene definito un incassatore, che non si intende come colui che prende i colpi, soffre ma senza far rumore (come abbiamo fatto finora noi), piuttosto è l’atleta che è abile a parare i colpi dell’avversario in attesa del momento giusto per andare a segno. Quello che ci serve dunque è un organismo – sia a livello nazionale che locale - abilitato ad agire rapidamente, capace di cogliere la palla al balzo per contrattaccare e di queste opportunità (a livello sia nazionale che regionale) ogni tanto ce ne sono state offerte ma non le abbiamo sfruttate.

Lunedi 28 Dicembre si terrà una riunione per noi Navigator indetta dai sindacati confederali come assemblea unitaria, sarebbe il caso di presentarci come A.N.NA. con una proposta d’azione unitaria. Io nello specifico non intendo partecipare ad azioni estemporanee, folkloristiche; sono dell’idea che l’unica iniziativa per puntare al riconoscimento di un nostro specifico ruolo nelle P.A.L. (per il quale abbiamo partecipato alla selezione) sia la totale sospensione delle attività fino a tale ed ufficiale riconoscimento. È vero che si sapeva dall’inizio che il contratto del singolo collaboratore era e rimane a tempo determinato e che con la ipotetica chiusura della misura RdC la collaborazione sarebbe cessata, ma sono state disattese dal datore di lavoro troppe condizioni per poterci cancellare con un semplice colpo di spugna a RdC ancora in corso.

VALUTAZIONI SULLA MISURA RDC.

Riprendendo l’argomento di questo post - sul nostro ruolo da Navigator - siamo in grado di fare emergere i vari punti critici dell’architettura RdC e forse di trovarne pure i rimedi.

A monte del sistema di servizi legati al RdC vi è uno smistamento da parte dell'INPS dei percettori tra i servizi sociali dei comuni ed i CPI; abbiamo avuto modo di verificare che un numero non trascurabile di questi utenti indirizzati ai CPI in realtà non è assolutamente (o non lo è ancora) motivato ad attivarsi nella ricerca di un lavoro, talvolta è per giunta completamente all’oscuro della presentazione della domanda da parte di un congiunto, con ciò che da questo ne deriva, ossia una mancata valutazione critica sull’opportunità di presentare la domanda stessa. Talvolta abbiamo a che fare con persone sottoccupate o che esercitano in nero e la mensilità percepita tramite la carta RdC è vista come un modo per integrare le entrate familiari, mentre l’impegno richiesto dalla condizionalità insita nel RdC è percepito come una seccatura (che mette a rischio l’equilibrio e la routine familiare) anziché una opportunità. Per questi soggetti, che in termini assoluti rappresentano una notevole mole di lavoro, vengono istruite delle pratiche fini a sé stesse e spesso si disperde del tempo, per cercare di rintracciare o farsi ascoltare da queste persone; tempo che invece potrebbe essere più proficuamente indirizzato ad assistere quegli utenti interessati ad attivarsi. Il meccanismo RdC prevede inoltre per i sottoscrittori del PdL la partecipazione alle attività sulla base di uno “status” familiare; ne consegue che se il nucleo di provenienza dovesse decadere dal sostegno economico (perché ad esempio un familiare ha trovato lavoro) tale utente sparisce dal nostro “radar” di monitoraggio e supporto, con buona pace per le attività di profilazione e del piano di monitoraggio fino ad allora svolte.

Seppure è da ritenere lodevole lo spirito della legge di cercare di attivare o riattivare nel mondo del lavoro un così elevato numero di persone questo sistema (oltre a prevedere dei discutibili e poco conosciuti - da parte degli stessi beneficiari – parametri, principalmente legati all’indicatore ISEE ed oltre a creare iniquità tra chi rientra nel perimetro RdC e chi ne rimane fuori) è da ritenersi inefficiente e, con una limitazione di risorse umane, rischia di portare all’inefficacia degli strumenti anche quando questi saranno totalmente dispiegati. Reputo più ragionevole un sistema di accesso alle PAL su base individuale che permetta al cittadino di essere assistito nel luogo eletto dallo stesso come proprio domicilio e parta da un semplice meccanismo di scelta personale piuttosto che classificare ed indirizzare il cittadino - ad un servizio anziché ad un altro - sulla base di parametri prestabiliti su base familiare.

IDEA PROGETTO: i Teams di Anpal Servizi

Se vogliamo rivendicare un ruolo nel campo delle PAL, dobbiamo individuare ed indicare quello spazio dove grazie alle nostre caratteristiche, conoscenze, abilità e competenze possiamo offrire un valore aggiunto rispetto a quanto possono invece offrire gli uffici regionali. Questo paragrafo è pertanto dedicato a questo argomento e si basa su un mio libero ragionamento generale sulle politiche passive ed attive in Italia e sull’auspicio di una loro riforma.

C’è un proliferare di misure di sostegno al reddito (RdC, Indennità di disoccupazione, R.EM. e sussidi erogati da enti vari) che non aiutano il cittadino all’accesso consapevole ai supporti economici; sarebbe utile che esistesse un’unica forma di supporto gestita da un unico ente per coloro che hanno un documentato bisogno economico, il cui ammontare monetario vari a seconda della scelta fatta dal soggetto (voglio o non voglio lavorare) o dalla sua situazione soggettiva (ad esempio ha appena perso involontariamente il lavoro).

Esempio: chi tra i richiedenti del sussidio non se la sente di partecipare alle PAL deve rivolgersi alle famose commissioni multidisciplinari dalle quali vengano poi indirizzati ai soggetti titolari dei Progetti di Utilità Collettiva; in questa idea-progetto i titolari non sarebbero i Comuni (per interesse elettorale solitamente poco propensi al monitoraggio delle attività di questi soggetti) ma le associazioni di volontariato del territorio, affinché vi sia un effettivo processo di inclusione sociale. Ognuno percepirà il sussidio in relazione alle effettive e prestabilite ore di servizio volontario - con una maggiorazione per coloro che hanno presentato domanda dopo aver perso involontariamente il lavoro (maggiorazione riconosciuta per un periodo proporzionato al lavoro svolto negli ultimi 4 anni) - con la previsione di decadenza dal beneficio in caso di mancata osservanza delle regole di condotta insite nel Patto di Inclusione.

Tutti coloro che ne sono interessati possono invece partecipare alle PAL, ma se ne ricorrono i requisiti economici possono accedere (rivolgendosi ai CPI del domicilio da loro eletto) anche ad altri due livelli di sussidio - quello intermedio (per coloro che vogliono accedere ai percorsi finalizzati alla ricerca di un lavoro maggiormente appagante) e quello più elevato (per coloro che sono invece immediatamente disponibili al lavoro con l’accesso ai progetti finanziati) - ed entrambi i livelli sarebbero superiori al “sussidio base” percepito invece dai partecipanti ai PUC. In questa fase il CPI dovrebbe provvedere alla certificazione o aggiornamento delle competenze ed all’orientamento di base.

Gli utenti del primo gruppo (cioè coloro che aderiscono ai percorsi di ricerca di un lavoro maggiormente appagante) vengono affidati alle attività di orientamento specialistico svolte dai teams di Anpal Servizi. Questi provvedono - anche per il tramite della loro rete nazionale di teams - ad indirizzare l’utente ad uno specifico ente erogatore a seconda del bisogno (formativo, di istruzione, di qualificazione, di accompagnamento al lavoro) e di monitorare l’effettivo impegno del partecipante ed il raggiungimento degli obiettivi. Anche in questo caso verrebbe riconosciuta una maggiorazione per coloro che hanno sottoscritto il Patto di Servizio dopo aver perso involontariamente il lavoro per un periodo proporzionato al lavoro svolto negli ultimi 4 anni.

Gli utenti del secondo gruppo (cioè coloro che invece chiedono di partecipare ai progetti finanziati) possono appartenere a due distinte categorie: quelli indirizzati - tramite il Servizio di Orientamento di Base - ai servizi di autoimpiego del CPI (per l’assistenza nei contatti con gli incubatori di impresa) e quelli indirizzati ai teams di Anpal Servizi (per l’inserimento nei progetti finanziati delle Cooperative Sociali).

Gli utenti seguiti dai servizi di autoimpiego del CPI - se in possesso dei requisiti economici ed una volta che il loro progetto presentato al finanziamento è ritenuto ammissibile dall’incubatore di impresa – possono beneficiare del sussidio periodico finché la loro attività autonoma non entra a regime. Anche in questo caso (come pure nell’ultimo caso successivamente illustrato) verrebbe riconosciuta una maggiorazione per coloro che hanno sottoscritto il Patto di Servizio dopo aver perso involontariamente il lavoro per un periodo proporzionato al lavoro svolto negli ultimi 4 anni.

Gli utenti invece desiderosi di essere inseriti come soci nelle Società Cooperative Sociali (seguite ed assistite dai Teams di A.S. per i Piani di Assunzione ed i Progetti di Formazione Continua e Permanente) sono valutati dai servizi CPI competenti oppure non competenti, sulla base di report e monitoraggi forniti dal Team di A.S. di riferimento. Quelli competenti - finché non entrano nella compagine sociale di una Soc.Coop.Soc. e se ne hanno i requisiti economici - percepiscono il sussidio di grado più elevato; così come pure gli utenti definiti non competenti - i quali verrebbero inseriti in percorsi di qualificazione professionale (assistiti in questo dal Team di A.S. assegnato) - fino al loro inserimento nella cooperativa sociale.

CONCLUSIONI

Ritengo sia necessario e urgente passare alla fase d’azione e che questa debba essere forte, credibile e mirata – non tanto ad una mera proroga del contratto, che semplicemente posticiperebbe la fine della nostra professione – ma alla definizione di un nostro ruolo, di una nostra identità all’interno dei servizi per le PAL.


Contributo di Alessandro Sanna


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